VANGELO secondo GIOVANNI


 

Nessun Vangelo esprime la consapevolezza dell’inesauribilità della figura di Gesù come quello di Giovanni: la seconda conclusione dichiara infatti che se si dovesse scrivere tutto quello che Gesù ha detto e fatto, non basterebbe il mondo per contenere i libri che si dovrebbero scrivere. Eppure è comunemente riconosciuto che questo Vangelo raggiunge il vertice della identificazione di Gesù: composto verso la fine del primo secolo della nostra era raccoglie le intuizioni che hanno gradualmente portato a vedere in Gesù di Nazareth, una carne fragile e mortale, lo splendore della gloria di Dio. Sembrerebbe non ci si possa aspettare di più. E invece l’evangelista dichiara l’incompiutezza della sua confessione di fede, che diventerà paradigma di ogni confessione nei secoli successivi, che hanno riconosciuto in essa lo sguardo più penetrante nell’identità divina di Gesù. Non a caso infatti nell’iconografia Giovanni è associato alla figura dell’aquila, l’animale dagli occhi capaci di attraversare distanze insormontabili dallo sguardo umano.

E pour cause il verbo vedere torna con frequenza nella narrazione del discepolo prediletto, quello che l’artista Mara Cantoni ha voluto raffigurare, emergente rispetto alla figura di Pietro, con una grande penna in mano. Lui, il testimone che dà testimonianza perché ha visto e quindi sa di dire la verità colta con il suo occhio acutissimo. E grazie alla sua penna Gesù si svela a occhi che si aprono, che lo cercano, che scrutano nella notte. Gli occhi. Non è sicuramente senza finalità che gli occhi siano quasi il Leitmotiv che ritorna nelle immagini che accompagnano il testo, come fossero un commento e quindi un invito a guardare. Mirabile l’accostamento di parole e di immagini, che rende possibile una reciproca interpretazione, atta a creare una triangolazione tra testo, immagine, lettore-lettrice/osservatore-osservatrice, per portare costei/costui a vedere ciò che solo mediante una guida può essere visto. E lo sguardo non può essere soltanto da una prospettiva: quando ci si trova di fronte alla Rivelazione di Dio non si può stare semplicemente di fronte; si deve guardare da ogni lato, sopra, sotto. Per questo in alcune immagini dominano i piedi visti da sotto. Il Mistero avvolge la totalità della persona cui esso si svela, e questa si sente raggiunta fino ai piedi, che lavati diventano simbolo di una trasformazione radicale, come quella che l’acqua non più attinta dal pozzo bensì da Colui che chiede da bere è in grado di operare una trasformazione inattesa al punto da non essere creduta e quindi rifiutata. Un’acqua che anziché appesantire le anfore le fa volare, poiché è lo Spirito dato in abbondanza da Colui che era/è in principio presso Dio ed ora manifesta la sua potenza anche di fronte al potere, che al suo cospetto impallidisce. Racconto e immagini dischiudono pertanto l’avventura della fede, che è un vedere non l’Invisibile, bensì Colui che si è reso visibile agli occhi ormai capaci di trapassare la carne, perché aperti dalla Luce diventata vita che vince la morte e le tenebre in cui essa abita e in cui vorrebbe rinchiudere tutti.

Leggere guardando e guardare leggendo per uscire dalla notte e incontrare la Luce: questo il valore e lo scopo della mostra/pubblicazione, che invita a lasciarsi pervadere dall’inesauribile Mistero e a diventare testimoni capaci di far vedere la grazia della Verità.

 

Giacomo Canobbio


“Vedere” il Vangelo

Una breve nota per testimoniare il complesso lavoro grafico e pittorico sul vangelo di Giovanni ad opera di Mara Cantoni, illustratrice che più volte si è cimentata con la parola scritta di testi letterari e poetici, in questa occasione per la prima volta a confronto con il testo sacro.

Impegno complesso, che l’artista bresciana ha affrontato in tre anni di lavoro determinato e paziente, interiorizzato e approfondito attraverso centinaia di tavole, fino a giungere, con un’accurata opera di selezione e di ricerca formale di linguaggi e simbologie, alle quarantasette  che compongono l’editing finale.  Nell’insieme  un percorso visivo scarno, nell’essenzialità di segno e colore come trama di supporto alle pagine giovannee,  costantemente teso a sublimare tale luminoso, irrappresentabile patrimonio di verità.

La prospettiva  di avvicinare, negli stilemi comunicativi della sensibilità contemporanea, la forza universale e senza tempo della parola evangelica è stata affrontata scegliendo non una impostazione di tipo narrativo a corredo del testo orientata a tradurlo visivamente, quanto piuttosto individuando nello scorrere delle pagine segni e suggestioni formali di immediato impatto, oltre ad elementi chiave in grado di suggerire, portare alla lettura del testo e al suo approfondimento.

Scelta di fondo quella di non rappresentare fisicamente Gesù, il Verbo fatto Carne, tuttavia costantemente presente nei segni che trasversalmente percorrono il racconto: orme di piedi, bagliori diffusi, silhouette di spogli alberi dai sottili rami tesi verso il cielo, la croce non enfatizzata ma segno doloroso nel paesaggio. Nella medesima prospettiva prende forma anche l’umanità incontrata da Gesù, concettualmente condensata nella simbologia ricorrente degli occhi – il bisogno di “vedere”-, o delle anfore – contenitori metafora del divino –  dall’acqua viva della samaritana al miracolo di Cana e agli aromi per la sepoltura.

Mara Cantoni valorizza tutto il bagaglio dei propri mezzi espressivi, sorvegliando sempre la complessiva unità dell’insieme e anzi scoprendo nuove inaspettate risonanze con il testo, in particolare nelle tavole a tempera della Risurrezione, dove mosse pennellate rendono la concitazione degli astanti di fronte alla nuova dimensione del Risorto, ma anche nei  monotipi ritagliati e composti a collage, che offrono nitidi  squarci interpretativi del testo e suggeriscono, traversando le pagine, il cammino terreno di Gesù.

Di particolare impatto le figure di alcuni personaggi, spogliati di fisicità per indagarne, sulla scorta delle parole di Giovanni,  temperie interiore e tensione emotiva, come nel volto a specchio di Pilato, interlocutore di se stesso, o nel volto del giudeo, arido osservante della legge (Gv 5, 16-18), mentre assume valore universale la rossa figura di Giuda, impronta dinamica e sola nella sua scelta.

L’arte grafica di Mara Cantoni, strumento agile ed essenziale,  teso e strettamente connesso al testo, mai sovrapposto ad esso, trova nel testo di Giovanni una coinvolgente dimensione.

“La vostra arte è proprio quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità”: le parole profetiche del Beato Paolo VI indicano con chiarezza la via da seguire: un’arte rinnovata in linguaggio ed espressività per consegnare, oltre il tempo, il messaggio cristiano.

 

Carmela Perucchetti

settembre 22, 2017